IL DOLORE COME ESSENZA DELLA VITA
La vita umana è come un pendolo, che oscilla senza fine tra il desiderio e la noia, trovando la pace solo nel fugace e transitorio istante del piacere, intenso come cessazione del dolore. La volontà colta nell'esperienza corporea non è l'essenza unicamente dell'uomo, bensì di tutto l'universo, un principio universale di cui la molteplicità degli esseri non è che manifestazione e oggettivazione. 
Tutto, nel mondo, è accumunato dallo stesso cieco impulso che comporta inquietudine e dolore: esso è il noumeno, la "cosa in sé" sottesa alla realtà.
VERSO IL NIRVANA 
Tuttavia, per Schopenhauer esistono tre vie di liberazione dal dolore: l'arte, la morale l'ascesi. L'esperienza estetica costituisce un primo tentativo di affiancarsi dalla volontà, in quanto, attraverso la contemplazione  disinteressata dell'oggetto, disattiva il desiderio e sentimenti negativi a esso sono inevitabilmente concessi. La morale, poi, consente di superare il principio di individuazione caratteristico della vita quotidiana, facendo si che l'uomo cessi di considerarsi un individuo contrapposto ad altri, per cogliersi quale espressione dell'unica volontà universale che accomuna tutti gli esseri. Ma la possibilità di estirpare alla radice la volontà di vivere è data dall'ascesi. Essa consiste nella medica e costante soppressione dei desideri e dei bisogni e ha come scopo il raggiungimento del nirvana, cioè la dimensione del "nulla" inteso, come negazione della volontà di vita e del mondo che ne è manifestazione.

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