MARX

L'ALIENAZIONE E IL MATERIALISMO STORICO

Secondo Marx l'uomo risulta alienato a causa dello sfruttamento economico sistematico cui è sottoposto nella società capitalistica, che determina condizioni di vita estremamente drammatiche. L'alienazione, dunque. è per lui un fatto concreto, legato a un preciso sistema di produzione, e si presenta in quattro forme diverse. Il lavoratore è alienato:
  1.  nei confronti del prodotto del suo lavoro, che appartiene al capitalista
  2. nei confronti della sua stessa attività che, come forza-lavoro, è venduta al capitalista al pari di qualsiasi altra merce 
  3. in relazione alla sua stessa assenza che, consistendo nell'attività lavorativa, nel sistema capitalistico risulta "espropriata", riducendo il lavoratore a una pura funzione "animale"
  4. nei confronti degli altri, in quanto l'unico rapporto sociale è quello di dipendenza dal capitalista.
La causa dell'alienazione è individuata da Marx nella divisione in classi della società e, soprattutto nella proprietà privata dei mezzi di produzione.
Quest'ultima è il male principale insito nelle società improntate al liberalismo, il quale garantisce soltanto un'uguaglianza <formale> dei cittadini, mentre giustifica e appoggia la disuguaglianza di fatto all'interno della società civile. E' per questo motivo che per il filosofo le istruzioni borghesi devono essere abbattute radicalmente. 
Presupposto filosofico di tale convinzione è la teoria del materialismo storico, secondo cui, le forze motrici della storia non sono di carattere spirituale - come pensavano gli idealisti -, bensì materiale. Più precisamente, la storia è un processo dialettico, che evolve sotto la spinta di dinamiche concrete di natura socio-economica. Essa coincide con la trasformazione delle forme di produzione, cioè con il variare di epoca in epoca delle modalità con cui gli uomini soddisfano i propri bisogni. Sono dunque le condizioni materiali che determinano le idee e i pensieri degli uomini, e non viceversa.
Marx indica tali condizioni materiali con il termine <struttura>, e le produzioni spirituali che ne derivano il termine <sovrastruttura>. Quest'ultima comprende le teorie filosofiche, scientifiche, etiche, le istituzioni politiche e religiose, cioè tutti gli aspetti culturali dell'epoca che, secondo il filosofo, sono espressione più o meno diretta della sua struttura economica. 
In questo senso Marx afferma che la cultura è uno strumento di potere, in quanto manifestazione degli interessi della classe dominante, la quale elabora più o meno consapevolmente immagini mistificate e false della realtà al fine di nasconderne le contraddizioni. 
La struttura, invece, è costituita dalle forze di produzione (la forza lavoro, le materie prime, i macchinari) e dai rapporti di produzione (le relazioni tra i soggetti impegnati, stabiliscono le forme della proprietà): questi, nel loro insieme, formano il <modo di produzione>.
Le forme di produzione, a un certo punto dello sviluppo economico, entrano in contrasto con i rapporti di produzione che fino a quel momento le avevano garantite e agevolate. Dato che i rapporti di produzione sono espressione della classe dominante, mentre le forze produttive lo sono della classe in ascesa, il conflitto tra essi si specifica come <lotta di classe>. 
Nella società capitalistica il conflitto tra il proprietario e la borghesia è destinato ad accrescersi sempre più sotto il peso delle insanabili contraddizioni insite nel sistema produttivo stesso. 

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