FICHTE
IDEALISMO ETICO DI FICHTE
(Come si può superare la
contrapposizione tra la conoscenza sensibile e aspirazione all’infinito?)
Secondo Fichte è possibile superare tale
contraddizione procedendo oltre la posizione kantiana e dunque negando la cosa
in sé. Tutto il reale è infatti da lui concepito come una creazione dell’io,
pura coscienza, azione e libertà incondizionata, che non risulta limitata da
una realtà esterna indipendente.
La vita dell’io si dispiega in un processo
creativo e infinito composto di tre
momenti:
1.
L’io pone se stesso come autocoscienza
2.
L’io oppone a sé un non io, ossia il mondo,
quale condizione della sua stessa attività che necessita di un ostacolo da
superare per la piena realizzazione di sé.
3.
L’io oppone, nell’io, all’io divisibile un non
io divisibile, cioè, avendo posto il non io come correlato indispensabile della
sua attività, l’io si frantuma nei singoli io empirici e finiti contrapposti al
mondo e alla sua molteplicità, e quindi si trova a esistere “concretamente”.
La realtà è
dunque un perenne progresso, in cui l’io pone il diverso da sé per esercitare,
nel superamento degli ostacoli, la propria attitudine etica, al fine di
perseguire il perfezionamento di se stesso e l’affermazione della libertà. Tale
perfezionamento non può avere termine, e rappresenta una meta ideale per l’uomo.
In questa
prospettiva, decisiva risulta la missione del dotto, che, educato alla storia (conoscenza
degli eventi passati della vita dello spirito) e dalla filosofia idealista
(riconoscimento dell’originalità e incondizionatezza dell’io puro deve porsi
come guida ed esempio per tutti gli uomini.
L’uomo ha un
suo fine nella società, la quale ha l’obiettivo di realizzare la completa unità
di tutti i suoi membri grazie alle due leggi morali:
a)
Trattare gli latri come fini e mai come mezzi
b)
Puntare al perfezionamento degli uomini tramite
l’educazione per questo la missione del “dotto” consiste nel promuovere il
progresso culturale e morale di tutte le classi sociali

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